Differenzia…. È tutto dentro la tua mente!


di Benjamin Gallinaro

Sono le 4 del mattino. Tutto intorno è silenzio. La casa tace, così come tutto il palazzo. Da fuori si sente solo il rumore dei netturbini che stanno pulendo le strade. Tutto il resto del mondo dorme… tranne me.

Un brutto sogno mi ha fatto sobbalzare interrompendo il mio sonno ristoratore. La mia partner mi ha tradito e me lo ha brutalmente confessato! Un fulmine a ciel sereno, uno squarcio doloroso in quello che ho sempre pensato fosse un rapporto limpido e consolidato.
Mi alzo e vado verso la cucina, mentre la mia compagna, ignara di tutto, continua beatamente il suo sonno. Mi stiracchio appoggiandomi al tavolo della cucina, provo a bere un bicchiere d’acqua… è solo un incubo – mi dico. Ma la sensazione è vivida. Molto vivida. Assolutamente realistica.
Il mio corpo reagisce a tutto ciò innalzando i livelli di allerta, il respiro si fa più profondo e veloce. Sto sudando e il cuore va all’impazzata. La mente va a ripercorrere, come alla moviola, le immagini del sogno. Sento uno stato di tensione crescente.

E se, sotto sotto, ci fosse un fondo di verità? Non sognerei queste cose se non ci fosse un motivo. Dev’essere successo qualcosa! Forse il collega! O il barista di quel locale che la saluta sempre con tutta quella gentilezza… O l’insegnante di yoga! Maledizione… come ho fatto a non pensarci prima! E come fa a dormire così tranquilla e indifferente mentre il nostro rapporto inizia a sgretolarsi!

Dentro la mia mente si sta consumando un duello incessante: è solo un sogno – dice una parte di me – se lo hai sognato e ci stai pensando, significa che è vero – controbatte incessantemente l’altra.

Mi piazzo davanti alla televisione e cerco di scacciare tutti questi pensieri, ma l’emozione di rabbia e la sensazione che qualcosa non va non mi abbandonano. Decido di non tornare a letto. Meglio restare sul divano, unica isola felice, lontano da chi questa notte mi ha ferito così profondamente.
L’ora della sveglia è ancora lontana, così come la possibilità di riprendere facilmente sonno.
Si prospetta una giornata difficile.

 

A tutti sarà accaduto, almeno una volta nella vita, di essere fermamente convinti che un nostro pensiero, una fantasia, un sogno, legati a una particolare situazione, fossero veri. E a tutti noi, almeno una volta, sarà successo di essere smentiti.

La differenziazione è la capacità di riconoscere il nostro pensiero e la nostra interpretazione degli eventi come un elemento soggettivo e ipotetico, perciò non sempre fedele specchio della realtà.

Mettere costantemente in dubbio i propri pensieri e stati mentali può certamente avere conseguenze sgradevoli. Tuttavia, anche trattare costantemente i nostri punti di vista come dati di fatto, fotografie realistiche e oggettive della realtà, è un atteggiamento che rischia di esporci a molteplici difficoltà emotive e relazionali.

Quali sono gli effetti collaterali della mancata differenziazione?

Sono vari e possono essere intensi e persistenti.
La percezione di costante minaccia negli atteggiamenti degli altri, frutto della credenza granitica che – il mondo è un posto pericoloso, tutti possono fregarti da un momento all’altro.
Lo stato di tensione e scomodità crescente nel momento in cui si materializza nella mente il pensiero di non aver assolto una propria responsabilità, ad esempio aver chiuso correttamente la finestra di casa – sicuramente entreranno i ladri, e sarà colpa mia… già me lo immagino… che disastro.
Lo stato di terrore ansioso che ci attanaglia quando in volo percepiamo con sconcerto i movimenti causati dalle turbolenze, chiaro segno, secondo la nostra mente, dell’ineluttabile e imminente caduta del velivolo.

Ecco perché allenare la capacità di differenziamento ci permette di leggere con maggior chiarezza le situazioni che solitamente possono scatenare automaticamente pensieri negativi, che poi ci portano a vivere emozioni intense e difficilmente gestibili.

Differenziare ci aiuta a non andare in confusione, a conservare lucidità e consapevolezza, a gestire con successo le situazioni di stress e le relazioni interpersonali.

 

Approfondimenti:

  • Dimaggio G, Semerari A (2003). I Disturbi di Personalità Modelli e Trattamento. Stati mentali, metarappresentazione, cicli interpersonali. Editori Laterza https://amzn.to/2muMxlw
  • Dimaggio G, Montano A, Popolo R, Salvatore G (2013). Terapia Metacognitiva Interpersonale dei disturbi di personalità. Raffaello Cortina Editore https://amzn.to/2L5aQ8k

 

Metacognizione: saper leggere se stessi e gli altri… una chiave per favorire il benessere

 

di Benjamin Gallinaro

È venerdì, tardo pomeriggio. Siamo nel nostro locale preferito. Dopo una dura settimana di lavoro possiamo finalmente rilassarci, in compagnia dei nostri amici, allietati dal suono del duo chitarra e voce che accompagna l’aperitivo che ci ricorda che l’atteso weekend è proprio iniziato.

All’improvviso, fa capolino nel locale un vecchio amico… o meglio un “ex amico”, che non frequentiamo ormai da anni, a seguito di una divergenza che aveva sancito il distacco e la fine dell’amicizia, seguita da un senso di delusione e rancore mai del tutto sopiti.

Ci sale un indefinito senso di disagio, proviamo repentinamente ad evitare il suo sguardo, ma prima di riuscirci ci accorgiamo che ci ha notati e accenna un sorriso alzando il suo bicchiere nella nostra direzione.

In quel momento nella nostra mentre irrompe come un fiume in piena un solo pensiero “mi ha sorriso in maniera beffarda perché vuole prendersi nuovamente gioco di me, dopo tanti anni!”.

Subito ci accorgiamo che qualcosa in noi cambia, aumenta la sudorazione e la sensazione di tensione muscolare. La avvertiamo nelle nostre braccia, nel modo in cui serriamo le mandibole e in cui corrughiamo la fronte. Il pensiero del suo sorriso beffardo e provocatorio non ci lascia… anzi si fa ripetuto e incessante, scavando nella nostra mente come la celebre tortura della goccia cinese. La tensione aumenta e giunge fino alle nostre mani. Il modo in cui reggiamo il bicchiere con il nostro aperitivo, è molto più simile a come terremmo in mano qualcosa che vogliamo scagliare, piuttosto che qualcosa che stiamo assaporando. Lasciamo la compagnia e il bicchiere a metà e decidiamo di recarci a casa a “decomprimere”.
La serata è rovinata. Forse anche il weekend.

Torniamo un attimo indietro, e come in un classico meccanismo alla “Sliding Doors” proviamo a offrire uno scenario alternativo a questa vicenda.

Immaginiamo che dopo l’iniziale percezione di scherno provocatorio alla vista del sorriso del vecchio amico, nella nostra mente comincino a farsi strada anche altri pensieri: “ok… manteniamo la calma… la prima impressione è che mi stia deridendo… ma non posso escludere che mi abbia sorriso e salutato in nome dei bei tempi passati. In fondo, prima dell’allontanamento, siamo stati grandi amici per molti anni…” oppure “sorride per mascherare l’imbarazzo. Anche a me la situazione mette un po’ a disagio. Dopo quella litigata non ci siamo più chiariti e rivederci dopo molti anni fa uno strano effetto”

Cosa succede in questo momento?

… leggi la versione integrale dell’articolo sul State of Mind:
http://www.stateofmind.it/2018/07/metacognizione-componenti-teorie/

 

RISORSE:

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Il disturbo narcisistico di personalità

IL DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITÀ

Il disturbo narcisistico di personalità interessa circa l’1% della popolazione, prevalentamente (ma non esclusivamente) di sesso maschile. Si manifesta con un pattern di idee di grandiosità, bisogno di ammirazione e mancanza di empatia.

Il narcisista coltiva un’idea grandiosa di importanza, nutre fervide fantasie di successo e ha la convinzione di essere speciale e superiore rispetto alla maggioranza delle persone che lo circondano. In alcuni casi manifesta tale convinzione con atteggiamenti arroganti, prepotenti o esibizionisti (narcisista overt). In altri casi non espone apertamente la propria idea di grandiosità, vivendola più intimamante (narcisista covert).
La persona con disturbo narcisistico di personalità ha l’aspettativa che gli altri riconoscano il proprio status speciale ed esclusivo ed è alla costante ricerca di complimenti e apprezzamento. Si dimostra molto sensibile alle critiche, alle quali può reagire con arroganza e presuntuosità. Nonostante non lo mostri apertamente, la critica può infatti tormentarlo e lasciarlo umiliato per giorni interi.
Il narcisista è costantemente all’inseguimento del rispecchiamento della sua presunta grandiosità da parte dell’altro. Allo stesso tempo, tuttavia, vive la continua minaccia che l’altro possa in realtà disprezzarlo, criticarlo, manipolarlo oppure che possa manifestare disinteresse di fronte ai propri bisogni o sofferenza davanti alla propria volontà di autonomia ed esplorazione.

In virtù del valore che sentono di possedere, amano circondarsi di persone prestigiose, o che ritengono essere di rango elevato e che possano valorizzarlo e dargli lustro.  

Spesso sono persone estremamente competitive, guidate dal bisogno di primeggiare ed essere i migliori.  Tuttavia non sempre l’ambizione e la competizione si accompagnano al talento e al raggiungimento del successo.

A prima vista si potrebbe pensare che le motivazioni che guidano il narcisista a mettersi in gioco in imprese e compiti sempre più  sfidanti sia esclusivamente  il fatto di voler lasciare il segno, di voler essere ricordati.
In realtà la spinta che guida il narcisista è di sfuggire al vuoto, all’assenza di senso che caratterizza la sua vita e al timore di rivelarsi un “bluff”, una persona in realtà priva di valore. Il narcisista indossa una maschera. Nasconde sotto gli abiti firmati e la sua presunta arroganza lo spettro del baratro e dell’annichilimento. 

Un’altra caratteristica che contraddistingue la personalità narcisista è l’assenza di empatia e la tendenza a sfruttare l’altro in chiave opportunistica. I narcisisti sono persone possono avere la tendenza a instaurare amicizie o relazioni sentimentali solo se hanno la certezza che l’altro possa soddisfare i loro bisogni, in primis se riesce a soddisfare il suo costante bisogno di apprezzamento. 

Spesso la persona narcisista è dotata di un’alta capacità seduttiva, e appare molto sicura di sé. In una prima fase di corteggiamento e innamoramento tende a idealizzare l’altra persona e può mostrarsi come il partner perfetto, ricoprendo l’altra persona di attenzioni, facendola sentire unica e speciale. Tuttavia, mano a mano che la relazione procede e si fa più profonda, la persona narcisista può diventare via via sempre più scostante e “volatile”. 

Potrà iniziare ad apparire più distante, emotivamente fredda e distaccata, non di rado potrebbe avere altre relazioni extraconiugali o sminuire apertamente il partner, riempiendolo/a di critiche e rimproveri. 

Visto dall’esterno il narcisista può spesso apparire come una persona realizzata e “riuscita”, con una vita invidiabile, inserita molto bene a livello sociale e professionale, perfettamente padrona della propria esistenza. La realtà tuttavia è molto diversa. La persona narcisista è vittima di un giudice interno inflessibile, che detta le sue azioni e che giorno dopo giorno emette continue sentenze: la persona narcisista non è libera, ma vive in continua competizione.

Generalmente le persone con disturbo narcisistico di personalità arrivano in terapia  manifestando una costellazione di emozioni negative, legata principalmente al mancato soddisfacimento del loro desiderio primario di essere riconosciuti per il proprio valore speciale. Situazioni come un mancato riconoscimento in ambito professionale, la rottura di una relazione, la perdita di una gara o l’insuccesso scolastico viene interpretato dai narcisisti indicativo del loro fallimento e della loro inefficacia (“bluff”) e determinano una situazione  interiore profondamente negativa caratterizzata da emozioni di vergogna, tristezza o rabbia.

Diversi trattamenti psicoterapici si mostrano efficaci per la cura del disturbo narcisistico di personalità, tra i quali:

  • Terapia Metacognitiva Interpersonale
  • Schema Teraphy

Per ulteriori approfondimenti : 

  • Dimaggio G, Semerari A (2003). I Disturbi di Personalità Modelli e Trattamento. Stati mentali, metarappresentazione, cicli interpersonali. Editori Laterza
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  • Dimaggio G, Montano A, Popolo R, Salvatore G (2013). Terapia Metacognitiva Interpersonale dei disturbi di personalità. Raffaello Cortina Editore
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  • Dimaggio G (2016). L’illusione del Narcisista. La malattia nella grande vita. Baldini&Castoldi
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Disturbo di Personalità Borderline

 

Disturbo di Personalità Borderline

I disturbi di personalità sono delle condizioni cliniche caratterizzate da modalità di pensiero e comportamento disadattivi che si manifestano in modo pervasivo e rigido. Spesso le persone con un disturbo di personalità percepiscono i propri comportamenti e le proprie modalità di pensiero in maniera egosintonica, ovvero come apparentemente in sintonia con i propri pensieri e ideali, pertanto non hanno una grande consapevolezza della problematicità della loro condizione. 

Il disturbo di personalità borderline è quello che arriva più spesso all’attenzione clinica, colpisce circa l’1-2% delle persone e interessa principalmente il sesso femminile.

La parola che meglio caratterizza il disturbo di personalità borderline è instabilità. Le persone con questo disturbo mostrano infatti una forte difficoltà nella regolazione delle emozioni e soffrono di marcati e repentini cambiamenti d’umore: possono passare da una condizione di serenità e tranquillità ad uno stato di profonda rabbia, tristezza o senso di colpa; a volte emozioni contrastanti sono presenti contemporaneamente. La sensazione riportata è spesso quella di “sentirsi sulle montagne russe”. Spesso riferiscono di provare un profondo senso di vuoto, o, viceversa, un profondo caos emotivo.

Anche le loro relazioni mostrano una forte componente di instabilità: esse sono  tumultuose e intense, oscillano velocemente da una prima fase di idealizzazione ad una di ipersvalutazione. I rapporti iniziano generalmente con l’idea che l’altro sia perfetto, completo e buono, ma è sufficiente un solo errore o una disattenzione perchè l’idea dell’altro passi rapidamente in chiave negativa. 

La persona con disturbo di personalità borderline vive una forte paura di un reale o immaginario abbandono ,perciò interpreta ogni gesto di leggero distacco da parte dell’altro come una minaccia di abbandono e ciò la spinge a compiere sforzi disperati per evitarlo, risultando a volte eccessivamente apprensiva o addirittura paranoica. Diversamente, la persona con disturbo di personalità borderline può allontanare preventivamente l’altra persona, per evitare di essere abbandonato.  La paura del rifiuto da parte dell’altro è  inoltre in grado di portare ad alterazioni profonde dell’immagine di sé portando inevitabilmente ad una perdita del senso di identità. 

Un’altra caratteristiche di queste persone è l’impulsività, che si manifesta con esplosioni di rabbia, litigi violenti, abuso di alcol o di sostanze, abbuffate di cibo, promiscuità sessuale o spese esagerate.  Possono anche mostrare comportamenti autolesivi, come il procurarsi dei tagli sul corpo o il bruciarsi con dei mozziconi di sigaretta, o tentativi di suicidio, che sono spesso però un tentativo di evitare l’abbandono da parte dell’altro.

 Spesso  vivono un profondo senso di vuoto, o, viceversa, un profondo disordine emotivo ,che li porta a reagire mettendo in atto comportamenti pericolosi e dannosi per la propria salute, come l’utilizzo di droghe, l’abuso di alcolici, comportamenti autolesivi, abbuffate di cibo o rapporti sessuali non protetti; lo scopo è quello di sentirsi vivi , per contrastare la sensazione di vuoto, oppure di trovare una sensazione di quiete ed equilibrio, in opposizione al caos e tumulto emotivo.

Esistono diversi approcci terapeutici nel trattare il disturbo di personalità borderline; come la  Terapia Dialettico Comportamentale , che risulta particolarmente efficace nell’aiutare la persona a trovare comportamenti di regolazione dell’emotività alternativi alle condotte autolesive e/o  all’abuso di sostanze , la Schema Therapy   e la Terapia Cognitivo Comportamentale ; a volte, e sempre sotto supervisione medica, risulta utile affiancare anche una terapia farmacologica, che può risultare supportiva al trattamento psicoterapico.

 

Di seguito alcune letture interessanti per conoscere meglio le caratteristiche, la gestione e il trattamento del Disturbo Borderline di Personalità.

Per professionisti e operatori della salute mentale:

Introduzione alla DBT. Il trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline (M. Linehan)

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DBT® Skills Training. Manuale (M. Linehan)

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Manuale DBT® per adolescenti  (J.H. Rathus, A.L. Miller)

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Schema therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità (J.E. Young, J.S. Klosko, M.E. Weishaar)

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Per professionisti e familiari:

Disturbo di personalità borderline. Una guida per professionisti e familiari (J.G. Gunderson, P.D. Hoffman)

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Procrastinazione

 

Con il termine “procrastinazione” si intende quel comportamento che spinge a rimandare, compiti e incombenze importanti e urgenti, talvolta sostituendoli con attività più piacevoli o di secondaria importanza.

Stiamo procrastinando un’azione quando prendiamo il telefono per fare una chiamata importante, salvo poi trovarci a navigare su Facebook o altri social network, oppure quando ci ritroviamo a riordinare l’armadio, anziché finire la presentazione di lavoro, o ancora quando rimandiamo costantemente il momento di iniziare a studiare, continuando a ripeterci che inizieremo “dopo pranzo”, o dopo aver visto quella puntata di Stranger Things”.

La procrastinazione è una forma di evitamento, ovvero un meccanismo di difesa che spinge le persone a rimandare un’azione o una decisione, in modo da non affrontare, momentaneamente, le proprie preoccupazioni ed insicurezze.

Spesso il fatto di rimandare qualcosa non è semplicemente dovuto alla pigrizia o al mancato interesse per un compito, ma è un modo per evitare sentimenti ed emozioni negative legate all’azione. Ad esempio, il fatto di rimandare più volte la data di un esame può essere in realtà un atto legato alla difficoltà nel gestire l’intolleranza all’incertezza o il timore di subire aspre critiche in caso di uno scarso risultato.

La procrastinazione è un comportamento che spesso va di pari passi con l’ansia e con la tendenza al perfezionismo: la persona procrastinatrice spesso rimanda perchè non si sente in grado o all’altezza di affrontare un determinato compito e teme di non raggiungere i risultati sperati. Piuttosto di affrontare e gestire l’emozione di ansia e il timore di critica e fallimento, trova ristoro nell’atto di rimandare, che rappresenta tuttavia una decisione che porta con sé una serie di conseguenze comunque sgradevoli. 

La procrastinazione, infatti, fornisce un sollievo effimero e momentaneo. Genera una serenità illusoria, perchè non cancella realmente dalla nostra mente la situazione temuta, ma può aggiungere ad essa un ulteriore carico di senso di colpa, senso di fallimento e forte autocritica nei propri confronti. Di fatto rappresenta un tentativo di soluzione inefficace, soprattutto se reiterato nel lungo periodo.

Sarebbe importante, perciò, capire quali sono gli autentici motivi che ci portano ad adottare la procrastinazione, acquisendo consapevolezza delle nostre reali paure e imparando alcune strategie per tornare a metterci in gioco, senza eccessivo timore di giudizio e di critica da parte degli altri o di noi stessi.

Di seguito alcune letture interessanti per conoscere meglio la procrastinazione e alcune strategie per minimizzarla:

Prima o poi lo faccio! Come modificare la cattiva abitudine di rimandare sempre  (M.R. Basco, a cura di G. Melli)
Eat that frog! 21 Great Ways to Stop Procrastinating and Get More Done in Less Time (B. Tracy)

La variabilità interbattito come indicatore del benessere psicofisiologico della persona

Il sistema nervoso periferico è responsabile di una serie di funzioni automatiche e inconsapevoli atte a mantenere l’organismo in uno stato di equilibrio ed omeostasi. Questo si suddivide in due rami: il sistema nervoso simpatico, che agisce in situazioni di stress/pericolo ed  è responsabile di un generale stato di attivazione e il sistema nervoso parasimpatico, la cui attività determina una condizione di rallentamento, calma e tranquillità.  L’equilibrio tra questi due sistemi trova un indicatore significativo nella cosidetta variabilità interbattito  (Heart Rate Variability).

 

 

 

 

 

 

Un tempo si credeva che il battito cardiaco a riposo fosse monotono e regolare, al pari di un metronomo. Diversi studi hanno messo in luce come, in realtà, il tempo che intercorre fra un battito cardiaco e l’altro non è costante, ma che tra i battiti si verificano costantemente piccole differenze  di alcuni millisecondi. 

Il concetto di Heart Rate Variability sta assumendo una grande importanza, in quanto è in grado di fornire un gran numero di informazioni circa il funzionamento del sistema nervoso autonomo e il livello di benessere o stress psico-fisiologico della persona. 

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, è stato infatti osservato come una buona variabilità tra un battito e l’altro sia indice di benessere fisiologico. Un alto valore di HRV è associato ad un organismo sano ed in salute, in quanto una buona variabilità tra un battito e l’altro riflette la capacità di adattamento del cuore alle diverse situazioni. Al contrario, un corpo sotto stress, meno in grado di adattarsi alla situazione, mostrerà un valore più basso di HRV. 

 

La variabilità interbattito è un indicatore attendibile in molti ambiti applicativi; ad esempio, risulta molto utile nello sport, per valutare il carico di allenamento e distinguere i momenti migliori per allenarsi e quelli per recuperare. 

Si è inoltre osservato come il valore di HRV sia anche indicativo dello stato di benessere psicologico della persona. In situazioni di rimuginio, ansia, depressione o di forte stress, si osserva una bassa variabilità interbattito. Diversamente, alti livelli di HRV, sono associati a una maggiore capacità di autoregolazione emotiva, ovvero la capacità di gestire e modulare le proprie risposte emotive in situazioni di potenziale stress e di conseguenza una maggior abilità di ragionare in maniera funzionale e di riuscire ad attuare strategie efficaci per gestire le problematiche.

Esistono diversi modi per misurare la propria variabilità interbattito: quello più rapido e semplice è utilizzare una app (ad esempio HRV4Training), che consente di rilevare i valori HRV semplicemente utilizzando la fotocamera del proprio smartphone, oppure attraverso app (Elite HRV, Welltory ecc.) che catturano i valori tramite sensori applicabili alle dita o all’orecchio,  cardiofrequenzimetri o sistemi di fitness tracking , come i braccialetti Polar, Garmin Vivoactive3 e Suunto3 Fitness.

È possibile allenare e migliorare la propria variabilità interbattito, favorendo così un maggior equilibrio tra sistema nervoso autonomo simpatico e parasimpatico, attraverso esercizi respiratori, come la respirazione diaframmatica, oppure grazie a esercizi immaginativi di visualizzazione, a pratiche di mindfulness o a training di biofeedback. Tutti esercizi che possono essere appresi ed allenati efficacemente in un contesto di percorso psicologico o psicoterapeutico. Per maggiori informazioni al riguardo, visita la nostra pagina dedicata alla Psicologia del Benessere